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Aumenti inarrestabili nel prezzo delle materie prime e aumenti vertiginosi nei costi dell’energia. Come la guerra fa sussultare l’edilizia italiana, che tuttavia non perde il suo slancio

Anche prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si parlava di un aumento esponenziale del prezzo delle materie prime già da parecchio tempo. Il mercato dell’edilizia, costantemente sottoposto a sussulti di ogni genere, aveva dovuto affrontare già tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 una serie di rincari dei prezzi di diverse materie prime, dall’acciaio ai polietileni, dal rame al calcestruzzo, e poi ferro, isolanti, perfino il legno e l’immancabile petrolio.

A ciò si è aggiunto un aumento crescente della domanda e l’aggravante della pandemia, che ha reso più difficile far viaggiare le merci per lungo tempo. Negli ultimi mesi, poi con le enormi richieste causate dal Superbonus si è assistito a un’ulteriore crescita dei costi delle materie prime. I costi dei materiali stanno diventando così insostenibili da portare molti costruttori a mettere in forse i progressi di cantieri avviati sul territorio.

Adesso a questo quadro già critico si aggiunge il problema della guerra in Ucraina.

Eppure, nonostante l’ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime, aggravato dalle crescenti difficoltà di approvvigionamento, e i rincari dei costi dell’energia, da quella elettrica, al petrolio, al gas, di cui tanto si parla, l’edilizia italiana sta accusando bene il colpo, confermandosi come motore della ripresa dell’intero paese. Se nelle ultime settimane si è assistito all’aggravarsi di uno scenario nazionale già sofferente su vari fronti, il campo delle progettazioni e delle costruzioni tiene botta. I rincari sui costi dei materiali e l’aumento esponenziale del prezzo dell’energia sono una realtà che non si può ignorare. Basti pensare che negli ultimi venti giorni il prezzo del bitume e quello del ferro per il cemento sono aumentati del 40%, mentre il gas naturale dell’875%, l’energia elettrica del 524%, il petrolio dell’81%, il gasolio del 119%.
A questo si aggiungono i ritardi nelle consegne dei materiali, dovuti al conflitto in Ucraina, con un effetto domino che preoccupa progettisti, costruttori, e tutti i protagonisti di un mercato, quello dell’edilizia, che tuttavia non smette di intraprendere una notevole e incoraggiante risalita.

Da tempo si invocava un intervento normativo che riconoscesse alle imprese gli aumenti straordinari dei costi, per consentire ai lavori di andare avanti. Adesso più che mai occorre stabilire un nuovo equilibrio che permetta a tutti, progettisti, costruttori, fornitori, di lavorare al meglio delle proprie possibilità, per la soddisfazione degli utenti finali. Per ottenere questi risultati si richiede l’intervento dello Stato, con investimenti pubblici e pratiche straordinarie, oltre al riesame dei prezzi negli appalti, ad ammortizzatori sociali per imprese e lavoratori, a riduzioni reali dei costi dei materiali e dell’energia.

Anche noi di Marella Group, che abbiamo assistito nei due anni di pandemia a una crescita di richieste sia per abitazioni nuove, sia per ristrutturazione, recupero e ammodernamento di costruzioni preesistenti, dobbiamo confrontarci ogni giorno con l’aggravarsi di questa situazione. È il prezzo da pagare per continuare a garantire a chi si affida a noi solo materiali di prima qualità, scelti con cura in base alla nostra esperienza e professionalità, con un occhio di riguardo sempre all’alto valore tecnologico, ma anche all’eco-sostenibilità. Non abbiamo mai smesso di farlo e non smetteremo ora.

Possiamo solo augurarci che i recenti avvenimenti non arrestino le tante favorevoli premesse della filiera edile del nostro paese, ora più che mai necessaria come motore di una ripresa che potrebbe portare innumerevoli benefici a ogni livello dell’economia.